“I rischi della mancata prevenzione sono da tempo al centro dell’attenzione dei mass media e questo ha sicuramente contribuito a diffondere conoscenza e consapevolezza nell’opinione pubblica. C’è un’attenzione diversa , anche in riferimento alla cura della cute. Nei nostri ambulatori campeggia la scritta “Guardati la pelle, salvati la pelle”.

Ecco, credo che una frase del genere faccia capire fino in fondo come la prevenzione debba iniziare da noi”. Nicola Mozzillo de Bartolomeis, Chirurgo Chief dell’Unità Melanoma della Clinica Ruesch e Primario Emerito dell’Istituto Tumori di Napoli, saluta positivamente l’iniziativa del reparto di Dermatologia del Centro Medical San Paolo che, il prossimo 27 settembre, aprirà al pubblico le porte della struttura di Fuorigrotta per una giornata di prevenzione. L’iniziativa, come dimostra il rapido esaurimento del numero di visite previste, ha riscosso grande interesse e partecipazione. “Sono segnali positivi, promuovere e incentivare la prevenzione resta fondamentale”, precisa.

Professore, quale tipo di prevenzione occorre fare per provare a ridurre la probabilità di contrarre un tumore?

Ci sono due tipi di prevenzione, quella primaria e quella secondaria. Nel primo caso si punta ad evitare l’insorgenza dei tumori, un’azione fondamentale sia per il carcinoma basocellulare e spinocellullare, strettamente connessi all’esposizione solare, sia per l’insorgere del melanoma che, in quest’ambito, rappresenta il nemico numero uno.

Perché è il tumore più temuto?

Perché è il tumore che si manifesta più frequentemente nelle persone di età inferiore ai 50 anni, dunque nel pieno della loro vita e della spinta produttiva, sia da un punto di vista professionale che affettivo e familiare. E’ la cosiddetta malattia dei colletti bianchi, in quanto non è direttamente collegata all’esposizione al sole. Può interessare, per semplificare, il direttore di banca o il docente universitario i quali durante la settimana sono sempre al chiuso per motivi di lavoro e, nel fine settimana, si espongono al sole con eccessiva leggerezza.

E la prevenzione secondaria?

E’ la diagnosi precoce. Per intervenire in tempo è fondamentale riconoscere quei segni che denunciano l’insorgenza di un tumore. La comparsa di crosticine e piccole ulcerazioni, ad esempio, soprattutto tra le persone più anziane è una manifestazione sicuramente sospetta. Massima attenzione va, come noto, rivolta anche ai nei. Tutti ormai conoscono l’acronimo ABCDE, dove ogni lettera sta per una precisa caratteristica di un neo, quello che io definisco il brutto anatroccolo. E’ diverso dagli altri e va individuato.

Può spiegare l’acronimo?

La A sta per asimmetria, B per bordi irregolari, C per cambio colore, D per dimensione ed E per estensione. Sono tutti elementi che consentono di individuare il neo sospetto. Un obiettivo possibile se ci sottoponiamo  a controlli periodici. Oggi presso i centri di dermatologia ci sono delle apparecchiature sofisticate che hanno potenziato molto la capacità diagnostica. Ma il più delle volte non servono Tac, Risonanze o quant’altro: c’è una frase emblematica che dice che il melanoma scrive la sua diagnosi sulla pelle con il proprio inchiostro.

Che vuol dire?

Che spesso non è necessario neanche un dermatologo, può essere sufficiente l’occhio più attento di una moglie o di un marito o di un familiare. Se si ha l’abitudine di guardarsi con una certa frequenza, è molto probabile che ci si possa accorgere anche da soli di qualche cambiamento.

Oggi c’è una maggiore attenzione verso il proprio corpo, spesso anche per motivi esclusivamente estetici. Questo può aiutare anche a fare prevenzione?

La maggiore cura del corpo può aiutare sicuramente nella prevenzione, ma non certo se ne facciamo un discorso meramente estetico. Basti pensare che alcuni tumori sono più frequenti tra le persone in età avanzata quindi, mediamente, meno attente alla cura estetica del proprio aspetto. Mi preme invece sottolineare come la maggiore attenzione all’estetica abbia comportato l’abuso di pratiche da evitare, come le lampade abbronzanti e altri trattamenti simili. In Italia, fortunatamente, siamo riusciti ad ottenere l’approvazione di una legge che vieta ai minorenni  l’utilizzo dei lettini solari.

Quali sono i rischi che comporta una lampada abbronzante?

Parliamo di rischi altissimi. Basti considerare che se in una giornata di luglio di solleone, l’irradiazione solare al suolo è di circa 50 watt, un lettino solare spara fino a 500 watt. E’ come essere bombardati contemporaneamente da 10 soli di luglio a mezzogiorno. Come si può facilmente intuire è uno choc violentissimo per la nostra cute. Senza considerare che queste apparecchiature dovrebbero essere tarate e controllate periodicamente e, francamente, non so quanti centri siano in regola fino in fondo da questo punto di vista.

Professore, chiudiamo con qualche consigli per il dopo vacanze.

E’ opportuno idratare continuamente la cute, non rinunciando di colpo al sole. Sarebbe opportuno mantenere sempre un contatto con il sole, evitando di esporsi, magari in maniera eccessiva, solo occasionalmente. Consiglio di avere sempre un occhio di riguardo per la pelle. Come già detto, guardarsi allo specchio, controllarsi più o meno costantemente può essere molto importante.

Quanto incide l’alimentazione sulla salute della nostra pelle?

Poco, non c’è un riscontro scientifico. Noi, in ogni caso, siamo tutelati dalla dieta mediterranea che prevede un abituale consumo di ortaggi, frutta e verdura. Mangiamo abitualmente con i giusti sali minerali, assimilando anche molte vitamine. La nostra è un’alimentazione ricca di fattori protettivi per la nostra cute.