“Il sogno non è l’eterna giovinezza, con la chirurgia plastica si innesca piuttosto una strana competizione tra pazienti sulla tipologia e la qualità degli interventi. La verità è che noi chirurghi plastici siamo anche un po’ psicologici. Dove non arrivano loro arriviamo noi per far sentire meglio le persone”. Nel corso della sua carriera, Alfredo Fonzone, medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva, ha eseguito oltre 20.000 interventi nell’ambito della chirurgia tumorale e plastica. “Ho visto davvero di tutto, ma non ho dubbi: rinoplastica e mastoplastica additiva restano gli interventi più richiesti”. Nel 1998 ha lasciato l’attività medica in ambito pubblico per dedicarsi completamente a quella di libero professionista. Da allora opera presso studi professionali dislocati a Napoli e a Milano.

Com’è è cambiato negli anni il rapporto delle persone con la chirurgia? E’ diventato davvero così naturale sottoporsi ad un intervento per migliorare il proprio aspetto?
Sicuramente posso dire che, complice anche internet, è diventato tutto più rapido e diretto. Oggi ci contattano direttamente per via telematica e non ci chiedono nemmeno se siamo specialisti o meno, ma si informano solo dei costi, del prezzo. Ci chiedono quanto costa un seno o un naso, come se ogni intervento fosse uguale all’altro. Invece varia da caso a caso, bisogna stare molto attenti. Io a questo tipo di richiesta di informazioni neanche rispondo, lo trovo mortificante.

Mortificante da un punto di vista professionale per lei, ma inquietante se si pensa a quante persone sono disponibili ad affidarsi allo specialista più economico, non a quello più bravo.
Specialista? Magari. A Napoli ci sono novanta specialisti iscritti all’Ordine dei Medici, eppure ne operano ogni giorno almeno il triplo, con tutti i rischi del caso. Molti sono specialisti in branche che non hanno nulla a che fare con la chirurgia plastica, ma vanno avanti tranquillamente, confidando sulla superficialità di chi si informa sui social.

Come si argina questo fenomeno?
Pochi mesi fa, con un gruppo di colleghi, abbiamo costituito una società di chirurghi plastici specialisti. Siamo impegnati ogni giorno sul territorio per provare ad arginare un abusivismo crescente che danneggia le persone, ma anche chi opera con la giusta e necessaria competenza. Se io ho un problema ad un piede vado da un ortopedico, non mi affido certo ad un medico con un’altra specializzazione. Nel nostro caso, invece, va spesso in maniera diversa. Medici con altri profili si improvvisano nella chirurgia plastica solo perché il mercato tira e ci sono interessanti margini di guadagno. E così a noi specialisti capita sempre più spesso di intervenire per riparare danni provocati da altri.

Qual è l’identikit del suo cliente tipo?
Mi risulta difficile tracciare un identikit. Intanto l’età è molto diversificata, si va dalla donna anziana che, anche intorno ai 70 anni, immagina di cambiare le protesi e non di toglierle, alla giovanissima che vuole rifarsi il seno. Bisogna essere molto attenti e distinguere tra le varie tipologie di intervento: se una ragazza per un seno può soprassedere, per un naso o delle orecchie a sventola può essere opportuno non temporeggiare. Sia chiara una cosa: non si può operare sempre e comunque, bisogna selezionare. Guai a pensare solo ai soldi. Il problema è che coloro ai quali noi consigliamo di soprassedere vanno altrove, e non sempre scelgono bene. Spesso e volentieri si rivolgono a chi li fa pagare di meno.

E’ sempre la donna la più vanitosa?
Non direi, la donna lo dichiara apertamente, ma l’uomo è molto più vanitoso, anche se meno propenso a sottoporsi ad interventi e a sopportare il dolore. Diciamo oltre l’80 per cento della nostra clientela è composto da donne, ma le richieste degli uomini sono in continuo aumento, e non solo per finalità curative. Al di là di quello che si dice e del messaggio che si cerca di far passare, la cura del corpo interessa tutti.